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Draghi, Visco e il contratto delle (ex) tute blu: ritorno al FUTURO?

Futuro.

Ci eravamo quasi dimenticati, di questa parola. E invece eccola sul tavolo delle consultazioni di Mario Draghi, al centro del discorso insolitamente ottimista di Ignazio Visco e pure tra le righe del contratto appena rinnovato dei metalmeccanici.

Tre indizi fanno una prova, dunque avanti così.

Il premier incaricato il futuro ce l’ha bene in testa, così come i giovani a cui si era rivolto l’estate scorsa al Meeting di Rimini e che paiono ricorrere nelle consultazioni di questi giorni, come ha opportunamente sottolineato Alberto Orioli sul Sole di ieri. Ma il futuro è qualcosa che va oltre ai giovani, perché interessa anche a noi quarantenni e a chi ci sta sopra. Un po’ di futuro tocca pure a noi, si spera, e l’idea di non doverlo rimuovere, di evitare di pensarci perché a occhio sarà senz’altro peggio del passato è proprio una buona notizia.

Poi Visco: le difficoltà del presente non devono impedirci di guardare al futuro, ha detto ieri al Forex il Governatore di Banca d’Italia. Cauto per carattere, per dovere e forse anche un po’ perché non si sa mai, ieri ha scelto di sfoderare un insolito e anticiclico ottimismo. Tra terza ondata e crisi economica il bicchiere è tre quarti vuoto, ma in quel bicchiere qualcosa è rimasto. Ed è buono. Davanti ai banchieri collegati da casa per il primo congresso virtuale della storia di Assiom Forex ha detto e ridetto una cosa semplice ma forte: l’Italia è provata ma i fondamentali non sono compromessi, se imbocca la strada dello sviluppo può riprendersi in fretta, più in fretta di quanto pensiamo. Molto più di un endorsement al predecessore Mario Draghi.

Infine il contratto dei metalmeccanici firmato venerdì. Dell’argomento ci capisco poco, ma due cose mi sembra di averle colte: c’è un aumento salariale, progressivo ma c’è, e il superamento dell’inquadramento professionale che resisteva dagli anni ’70. Si era partiti, come prassi, dal muro contro muro Federmeccanica-sindacati. Se n’è usciti con un accordo che pur nel momento più buio della crisi pandemica vede le imprese metter mano al portafogli e soprattutto venire incontro ai giovani con uno schema che guarda, appunto, al futuro. Mica male.

Qui in Kordusio di norma ci sentiamo più cassandre che facili ottimisti. Ma questi tre indizi ci sono, e forse fanno una prova. La prova che il fondo forse l’abbiamo toccato e davvero è giunto davvero il momento di risalire. Guardando avanti, al futuro. Serve un’immagine, una sintesi, un sogno. E qui tocca a SuperMario: i fallimenti degli 80 euro regalati da Matteo Renzi, dei porti chiusi di Matteo Salvini e della povertà cancellata per legge da Luigi Di Maio suggeriscono di volare un po’ più alto.

Basterebbe anche poco, ma di già che ci siamo…

(Nell’immagine, graffiti a Shoreditch – Londra)