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Perché la Bce spinge per la bad bank e non esclude i dividendi delle banche

La situazione è molto ma molto più grave di quanto non sembri, ha detto ieri Andrea Enria al Parlamento europeo. Visto il contesto, il capo della Vigilanza Bce non  poteva usare toni più pesanti. Parlava delle banche, che sono il suo pane quotidiano. Ma evidentemente faceva riferimento alla situazione economica nel suo complesso: le misure straordinarie approvate dalla Bce hanno offuscato la percezione dei rischi che stiamo correndo.

In sostanza, l’inondazione di liquidità ha prodotto il vantaggio di tener bassi i tassi d’interesse, da quelli che paga lo Stato sui BTp a quelli che paghiamo noi sui mutui per la casa. Ma ha indorato tanto la pillola, forse troppo.

Di qui il rischio di sottovalutare i pericoli che incombono oggi e soprattutto domani sulla tenuta del sistema, che ha nelle banche un ingranaggio fondamentale.

Finita la diagnosi, ecco la terapia: smaltire il più in fretta possibile i crediti deteriorati nella pancia degli istituti, prevenendo l’ondata pandemica. Come? Facendo uso della bad bank, tema caro a Enria da tempi non sospetti (tanto è vero che qui in Kordusio se ne parlò già ai tempi del debutto). L’idea è semplice: creare veicoli sussidiati da risorse pubbliche che acquistino a prezzi di mercato ma non da saldo le sofferenze bancarie. La banca ne esce dimagrita, i veicoli – letteralmente Amco-Asset-management-company –  hanno tutto il tempo che serve per recuperarne il maggior valore possibile.

L’ideale sarebbe un’unica grande bad bank europea, ma è chiedere troppo a un’Unione che già si è spinta molto avanti con gli eurobond. Alternativa più realistica è una rete di bad bank nazionali che operino con gli stessi criteri. E l’Italia, dove proprio in queste ore in commissione banche Carla Ruocco è tornata a invocarne l’istituzione, è già a buon punto: c’è una società, che guarda caso si chiama proprio Amco, a controllo pubblico che di mestiere fa proprio gestione e recupero crediti.

Enria non ha ignorato un altro punto, che solo apparentemente è in contraddizione: i dividendi. La Bce ha imposto alle banche di non distribuirli per tutto il 2020 onde salvare risorse preziose. Ma ora quelle stesse banche chiedono mani libere. Per migliorare l’appeal di mercato e poter dare soddisfazioni agli azionisti e , che a loro volta – in Italia soprattutto le Fondazioni – si sentono cornuti e mazziati. Enria ha detto ni.  Ovvero che  la Vigilanza della Bce prenderà una decisione sulla rimozione della raccomandazioni solo dopo avere a disposizione le nuove stime macro della Bce (il prossimo 10 dicembre).

Uno spiraglio dunque rimane. Ed è giusto così.

La crisi è di proporzioni tali da richiedere un new normal, una nuova situazione di normalità. In cui le banche possano difendersi sul mercato – anche a colpi di dividendi – e godere di uno strumento di mercato, pur regolato, quale è la bad bank.

Perché è interesse di tutti che il paziente, in molti casi reduce da una lunga convalescenza, superi anche questa pandemia.