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Il Leone ruggisce a Verona, anche i tedeschi soffrono (con Wirecard e Lufthansa), quanto è stretta la via per la banda larga

Ci aspettavamo il colpo di coda del virus, abbiamo trovato il ruggito del leone. Il leone di Trieste, Generali, che ha ruggito in Cattolica. Ma nella vicina Verona non si sono spaventati, anzi: la disponibilità, anticipata da Carlo Festa su Ilsole.com, a sottoscrivere buona parte del salvifico aumento di capitale sottotraccia era attesa e benvenuta. Molto più di quanto fosse lecito immaginare, visto che parliamo di mondi all’apparenza lontani.

E’ stata ovviamente raccontata come operazione win-win: per Cattolica meglio cadere nella mani di un cavaliere bianco che cadere e basta, per Generali c’è spazio per sinergie e per rafforzarsi sul mercato italiano anticipando supposte (come sempre) possibili interferenze estere. Una mossa alla Intesa, che con Ubi intende blindarsi in Italia. E d’altronde in Ca’ de Sass, che giovedì ha ottenuto il via libera Consob e venerdì depositato il prospetto dell’Ops, guardano di striscio alla partita Verona-Trieste. Cattolica ha in pancia l’1% di Ubi, che visto il soccorso di Generali appoggiato dal grande socio Mediobanca potrebbe finire in Ops e sganciarsi dal patto Car oltranzista del no. Come scrive oggi Laura Galvagni sul Sole, sia qui che là si deciderà tutto il 28 luglio – ultimo giorno dell’Offerta – e anche questo sembra un segno del fatto che i due destini possono davvero essere incrociati.

Gli imprenditori di Ubi-Intesa e i tre epiloghi

Certo sarà conta fino all’ultima azione su Intesa-Ubi. Chi vuole potrà conferire le azioni a partire dal 6 luglio. Prima di allora, siamo ancora al chi-sta-con-chi. In attesa che il cda dell’ex popolare dica come la pensa (il no è scontato, più interessante sarà leggerne i motivi e le cifre di supporto), ieri è stata la volta di alcuni imprenditori di peso – Pietro Salini, Flavio Cattaneo ed Emma Marcegaglia – che si sono schierati con Intesa dopo averne saggiato in prima persona le doti di banca di sistema, che peraltro (non è un dettaglio) figura tuttora tra i soci di Webuild (Salini) e Ntv (Cattaneo).

C’è chi dice che l’Antitrust, il cui giudizio è tra le poche condizioni rimaste per la validità dell’Ops, potrebbe riservare qualche ulteriore sorpresa e magari pretendere l’integrazione di Ubi (che richiede un improbabile superamento del 66% del capitale aderente). Certo si tratterebbe di una grande sorpresa. In caso contrario, a decidere alla fine saranno gli azionisti, dunque la vicenda si chiuderà in qualche modo:

  • con Ubi che resta indipendente perché meno del 50% dei suoi aderisce all’offerta
  • con Intesa che acquista il controllo ma non incorpora (sì tra il 50%+1 e 66%-1)
  • con Intesa che incorpora (sì oltre il 66%).

Dunque un finale ci sarà, ed è un’eccezione in questo panorama finanziario con tante partite aperte e poche che si chiudono.

Rete unica, troppe idee

Forse perché c’è spesso, troppo spesso, di mezzo lo Stato: vedi Alitalia, o il walzer con Atlantia sulla concessione (mi gioco un euro: chiuderanno ai primi di agosto poco prima dell’inaugurazione del nuovo ponte di Genova) o la rete unica Tlc. Oggi sul Sole in un grande sforzo di sintesi abbiamo provato a spiegare perché tutti vogliono la rete unica della banda larga ma poi non si riesce a fare perché sul chi e sul come le posizioni restano lontane, più di quanto immaginavamo anche solo settimana scorsa qui in Kordusio. Prima che Beppe Grillo sganciasse la sua bomba. La bomba vera, però, rischia di esplodere presto e altrove: se fino a ieri poteva restare un’arida questione tecnico-infrastrutturale o una battaglia di potere per i pochi pesi massimi coinvolti, con la pandemia abbiamo tutti capito che la rete serve a tutti e dappertutto. Dunque la pazienza degli utenti-cittadini-elettori rischia di essere poca.

Due passi avanti, uno indietro

Fuori dal cortile, esibiamo la stessa tecnica da due passi avanti, uno indietro e uno di lato. L’embrione di polemica con la Germania di Angela Merkel, che – per motivi suoi – ha spinto per un Mes poco condizionato e quindi accessibile anche all’Italia non promette nulla di buono. Un po’ perché è la tipica palude ideologica in cui siamo abituati a imprigionarci, un po’ perché non è difficile immaginare l’Italia, finora incapace di spendere i fondi europei erogati a pioggia, paralizzata di fronte all’alluvione che arriverà in autunno, con o senza Mes. Servirebbe un’idea, una visione, un sogno. O anche solo una sintesi efficace. Come quella che ci ha regalato Milton Glaser con il suo I love NY e molto molto altro.

La settimana ci ha regalato però una magra consolazione, che – come abbiamo provato a ragionare qui in Kordusio – ci deve consolare fino a un certo punto perché il di dietro è anche il nostro. Anche in Germania hanno i loro problemi: il teatrino Lufthansa, degno di un palcoscenico italiota, e lo scandalo Wirecard, dimostrano che ce n’è per tutti.