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Le formiche di Savona, la rete di Gubitosi e il pallone sgonfiato di Ronaldo

Non saranno stati un aperitivo come maliziato da Matteo Salvini, ma anche durante gli Stati piuttosto Generalgenerici  il mondo non si è fermato, e in settimana ha prodotto alcune inappellabili sentenze. Eccone alcune.

A Paolo Savona piace prenderla alta

Per la seconda volta il presidente Consob ha reso il suo discorso al mercato una vera e propria lectio magistralis in parte assai opinabile (e molto opinata, a partire dal Tesoro), soprattutto là dove ha proposto un bond irredimibile di guerra (chi è il nemico?). Ma c’erano spunti, senza dubbio. Ad esempio, ci ha regalato un’immagine che merita di essere mandata a memoria: mentre parlava del risparmio, ha spiegato che “gli italiani sono tutt’altro che cicale, come una distorta pubblicistica tende a sostenere, mentre sono formiche che lavorano per sostenere molte cicale estere”. Chissà se Jean de La Fontaine ci aveva pensato, sta di fatto che gli italiani – ricorda Savona – dispongono di una ricchezza pari a 8,1 volte il loro reddito disponibile, di cui 3,7 volte in forma di attività finanziarie, per un ammontare di 4.445 miliardi di euro: un tesoro immenso, che sostiene ancora troppo poco chi in Italia ne ha bisogno. A partire dalle imprese.  E’ il solito discorso, ma la metafora della formica cornuta e mazziata rende.

Chissà che a Luigi Gubitosi non riesca il miracolo della rete unica tlc italiana, per di più sotto Telecom Italia

Significherebbe prendere due piccioni con una fava, dove la fava è un progetto di buon senso mentre i piccioni sono il salvataggio di Telecom e la convergenza di tutte le risorse sulla costruzione di una infrastruttura digitale la cui importanza ci è stata confermata dal Covid. La partita è molto complicata e molto di potere, ma in Kordusio la sensazione è che gli astri si stiano allineando: anche perché di tutti i dossier finanziari che ha sul tavolo il Governo è uno dei pochi che non richiede, forse, di mettere mano al portafogli. C’è da convincere i francesi di Vivendi e soprattutto Enel a dirottare dove serve il suo 50% di Open Fiber, destinata a convergere appunto nella rete unica, ma nel cda fresco di nomina si registrano segnali di apertura. E non è poco.

Il calcio non è guarito

Al di là del risultato, peraltro meritato, lo spettacolo offerto mercoledì sera dalla finale di Coppa Italia mi ha ricordato quello di una qualunque partita che può capitare di vedere il sabato pomeriggio in uno dei tanti campi di terza categoria popolati da quarantenni. Con tutto il rispetto, mi sono divertito molto di più quando sono andato a vedere mio nipote con la sua Sanbe: entusiasmo, gioco, una volta pure una rovesciata da circoletto rosso (traversa). La preparazione sarà quella che è, Sarri non ha preso il giro, ma certo lo spettacolo senza pubblico perde quel di più che lo rende unico e diverso. Speriamo solo che Cvc e Bain Capital, i grandi fondi di private equity americani disposti a investire miliardi sui diritti TV della Serie A non cambino idea, o al massimo chiedano lo sconto. E facciamo in modo che qualche pellegrino possa tornare sugli spalti oltre ai vertici di Lega e ai cartoni animati Coca Cola. Lo ha detto anche Mancini durante l’intervallo, la parte più divertente della serata (dopo l’inno).

Oggi inizia l’estate, e in Kordusio si preannuncia caldina. Ci sarà ad esempio da seguire l’offerta di Intesa su Ubi finalmente (finalmente!) alla prova del mercato e sempre in ambito bancario l’avventura di Del Vecchio in Mediobanca, e poi chissà se si riusciranno a sgarbugliare i destini di Atlantia e Alitalia, di cui abbiamo parlato settimana scorsa e rispetto ai quali non si registra mezzo passo avanti. E poi i mercati, con la volatilità ai massimi, promettono spettacolo. Ci sarà da divertirsi.