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Europa, Italia, virus e Bce: servirà il peggio per uscire al meglio?

La priorità è curarci, ma le cure hanno un costo che l’Italia – che aumenta le spese e intanto blocca le tasse – non può permettersi a lungo. E’ di fronte a questa drammatica evidenza che cadono anni di dibattiti opportuni e retorica strumentale sull’Europa formica rigorista e l’Italia cicala prigioniera del suo debito monstre.

Non è semplice: c’è da rendersi conto dello shock prodotto dal virus e al tempo stesso superare alcuni tabù cementificati nel tempo.

Ma quanto accaduto ieri notte a Francoforte autorizza a pensare che qualcosa sta cambiando. Smentendo quanto dichiarato da Christine Lagarde nella sua gaffe (sperando che sia tale), la Banca centrale europea ha messo mano a un piano Covid che ha avuto l’effetto opposto di quanto escluso dalla sua presidente, infatti ha chiuso gli spread ai titoli di Stato europei. E forse altro potrebbe arrivare dal Consiglio.

Un aiuto all’Italia? Certo. Ma non solo: basta ricordare quanto accaduto ieri sul mercato obbligazionario, dove tutti i titoli di Stato sono stati al centro di vendite massicce da parte di fondi alla disperata ricerca di liquidità. E poi basta ascoltare le parole dei francesi, mai così sensibili alla causa che apparentemente è dell’Europeriferia (welcome back Pigs!) ma sostanzialmente rischia di riguardare tutti. O i dati arrivati oggi dalla Germania, con il crollo della fiducia degli imprenditori.

Evidentemente mentre il contagio, ahinoi, sta risalendo l’Europa, con esso si sta espandendo anche la consapevolezza che mai come oggi siamo tutti sulla stessa barca: belli, brutti, biondi, bruni, grassi e magri. Che ci piaccia o no. Speriamo non accada, e che addirittura la chiusura dei confini intraeuropei (su cui l’intesa si è raggiunta in un attimo) ne ostacoli la propagazione. Ma nel mondo iperconnesso pieno di asintomatici dal contagio anche retroattivo, sembra una vana speranza: il Covid potrebbe non fare sconti. E quanto accaduto ieri in Cina e oggi in Italia domani potrebbe ripetersi altrove.

Forse solo la necessità di un’unione sanitaria europea può spingere a un nuovo passo, finalmente, verso quel multilateralismo così fuori moda e lontano dall’amato bilateralismo (o nazionalismo?) chiaramente inerme dinanzi alla sfida globale del virus. E ci si accorga che solo con  tutta l’Europa in salute (anche economica) pure i forti potranno riprendere tutte le loro forze.

D’altronde, come diceva il mio vecchio barbiere, è una ruota che gira. Lo dimostrano i container pieni di attrezzature in arrivo dalla Cina in Italia, o l’ex biblioteca di Sarajevo bianca, rossa e verde (è la foto qui in alto). Ci sono stato più volte e vederla così è stata un’emozione, e anche un po’ una speranza.