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Il Primo Maggio di Fincantieri e quello di Ryanair

In questo surreale Primo Maggio avevamo proprio bisogno di una botta di ottimismo. Ce l’ha data Fincantieri, che ieri sera si è aggiudicata la gara per costruire la prima di dieci fregate per la Marina americana.

Sono pur sempre armi, il lavoro sarà concentrato per lo più nel Wisconsin e per ora la commessa vale meno di un miliardo (se gli americani ne ordineranno altre 9 si supereranno i 5). Ma non lamentiamoci: in tempi di Virus e rigurgiti nazionalisti è una bella notizia, quanto basta a superare la sindrome da ultimi della classe  che mai come in queste settimane ci attanaglia. E suggerisce di concentrarsi non solo sulla Fase 2 ma anche sulla Fase 3 e 4, quando ci sarà da investire oltreché tamponare.

Anche perché c’è chi ha scelto di celebrare la Festa del Lavoro in altro modo. È Ryanair, che proprio oggi ha annunciato 3mila esuberi e il taglio dello stipendio del 20% per chi rimarrà dentro. Non è né la prima né l’ultima compagnia aerea ad autosomministrarsi una cura da cavallo, ma c’è pur sempre modo e modo, giorno e giorno. Anche perché l’annuncio è stato accompagnato da lunghe dichiarazioni del funambolico O’Leary, che ha giustificato l’intervento con gli aiuti di Stato che sono e saranno conferiti ai concorrenti, destinati a distorcere la concorrenza nei cieli europei. Certo, detto da chi ha basato buona parte delle sue fortune sull’equilibrismo fiscale, giuslavoristico e in materia di aiuti di Stato, fa un po’ sorridere. Già in questa sede, in tempi veramente non sospetti, s’era paventata l’insostenibile pesantezza di Ryanair, che ci ha avvicinato al mondo ma a un prezzo che in parte è ancora da pagare.