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La lezione di Zidane e la cravatta di Marchionne

In settimana due cose, tra le tante, mi hanno colpito. O meglio, le parole che le hanno accompagnate.

Giovedì Zinedine Zidane ha salutato il Real Madrid, fresco della terza Champions League consecutiva. Una scelta totalmente inaspettata per tutti, come confermava la faccia sconvolta del presidente Florentino Perez che gli stava accanto al momeno dell’annuncio, e che era stato informato pochi minuti prima. “Per continuare a vincere questa squadra ha bisogno di cambiare, e io ho bisogno di qualcosa di diverso”. Chapeau, Zizou. L’uomo difficile, introverso, della testata mondiale ha avuto coraggio, ma soprattutto forza: la forza di guardare in faccia alla realtà, di fare la cosa giusta, di cotinuare a voler costruire anche quando sarebbe legittimo passare all’incasso. Esce da leggenda, potrà tornare quando vuole.

Ventiquattr’ore dopo, Sergio Marchionne si è presentato incravattato davanti ad analisti e giornalisti riuniti a Balocco per il nuovo piano industriale, l’ultimo a sua firma. Cravatta blu su camicia a quadretti, tenuta bruttina da concessionario Usa, ma cravatta che dimostra un obiettivo centrato a 14 anni dall’approdo al Lingotto: Fiat, che intanto si è comprata Chrysler, non ha più debiti. E può dire, Net cash, how sweet it is, come si leggeva sulle scatoline di caramelle distribuite ai presenti. Introducendo  questa specie di rito laico che si è tenuto vicino alla pista sperduta nel nulla, Marchionne ha detto che “uscire dal paradigma è del debito è fondamentale, perché ci offre nuove opportunità per ricompensre azionisti e investire in nuove opportunità”. E poi: “In questi anni in Fiat abbiamo imparato a vivere nell’incertezza, oggi siamo un’organizzazione che capisce che le tcnologie stanno cambiando il nostro ambiente competitivo. Abbiamo sviluppato una grande capacità di adattamento al mercato, anche quando c’è da cambiare se stessi”.

Si dice che Zidane potrebbe finire in Italia, alla (mia) Juventus. Anche Marchionne è in uscita. Ma solo per modo di dire: difficile pensarlo lontano da Fca-Ferrari, visto il peso e i tanti ruoli che occupa. L’ideale sarebbe che restassero in zona entrambi, queste parole sul cambiamento, e pure sul debito, avremmo bisogno di sentircele ripetere spesso dalle nostre parti.