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Dopo il crollo del Bitcoin e di Wall Street lunedì (forse) meglio uscire con l’ombrello

Da ieri non solo i titolari di Bitcoin hanno di che preoccuparsi. Un po’, per ora. Non troppo, forse. Ma lo sciacquone di ieri di Wall Street, che ha vissuto la sua peggior seduta da quando Donald Trump è diventato presidente, rischia di rovinare il week end a investitori e analisti. Piuttosto in ansia di sapere come ri-apriranno i mercati lunedì mattina.

Come ha spiegato chiaramente ieri sera Morya Longo sul sito del Sole 24 Ore, ieri si è verificata una serie di elementi che ha messo in discussione quel patrimonio di fiducia e voglia di macinare record che i mercati sembravano aver costruito negli ultimi mesi. Il primo segnale, mentre in Italia ancora si dormiva, era arrivato dal Giappone, con la Banca centrale – cauta tra le caute – aveva lanciato un programma straordinario di acquisto di titoli di Stato, per raffreddare l’improvvisa e apparentemente inspiegabile fiammata dei tassi.
Ma il carico da novante ce l’ha messo l’America: i salari sono cresciuti più del previsto, lasciando intendere che anche l’inflazione – a cui è strettamente collegata – potrebbe fare altrettanto. Spingendo così la Banca centrale americana ad accelerare nel rialzo dei tassi; d’altronde il potente e ascoltato Bob Kaplan, presidente della Fed di Dallas, l’ha detto chiaro e tondo: nel 2018 i ritocchi al rialzo potrebbero essere quattro e non tre come previsto.

Apriti cielo. Come si fosse svegliato improvvisamente da un bellissimo sogno, il mercato ha capito che se la crescita dell’economia reale tiene (come possibile), i prezzi aumentano (come probabile) e i tassi dovessero salire a un ritmo più elevato (come non si può escludere), allora….. forse è ora di riorganizzare gli investimenti, spostandone almeno parte dalle Borse – ai massimissimi da tempo.

Solo una correzione o l’inizio di un sell-off, ovvero di una vendita senza se e senza ma? Presto dirlo. Ci sarà da aspettare lunedì, appunto. Mai temuto (e anche un po’ atteso) come questa volta. Certo è che ormai, sui mercati ispirati in larga parte da algoritmi, la volatilità è destinata a generare volatilità.

Un motivo in più per uscire con l’ombrello.

Vale per tutti, e quindi pure per il piccolo orticello italiano. Che quanto hai titoli di Stato ha beneficiato degli acquisti della Bce (a loro volta in fase di rallentamento), e si ritrova con Piazza affari ai massimi. La settimana che ci attende, peraltro, non sarà delle più tranquille, con i bilanci delle banche (ad aprire il CreVal, alla vigilia dell’aumento di capitale, poi UniCredit, Mps e le altre) e il nuovo piano industriale di Intesa Sanpaolo. Come dire: ancora un po’ di sereno, in fondo, non guasterebbe.