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Marchionne non cerca più moglie (o almeno così dice)

Fca non ha bisogno di nessuno“, ha sentenziato oggi da Detroit Sergio Marchionne rispondendo alla domanda di Mario Cianflone del Sole che gli chiedeva quale fosse il partner ideale di Fiat Chrysler. Una bella sterzata, per il “dottore”. Che per anni ha predicato la necessità di un riassetto globale del settore auto, una vera e propria ripolarizzazione capace di rendere più efficiente un’industria strutturalmente affetta da sovracapacità produttiva.

In realtà, come ha ribadito lui stesso dal salone americano, il contesto non è cambiato. Anzi: ci sarebbe molto da riorganizzare, nella filiera ormai globale delle quattro ruote, sempre a caccia delle condizioni migliori per produrre (come dimostra il ritorno alla produzione negli Usa per beneficiare della riforma fiscale di Trump).

Dunque? Perché Fiat ha smesso di cercare un fidanzato? Perché «stiamo azzerando il debito e abbiamo livellato il gap di piattaforme con gli altri competitor», ha chiarito Marchionne. Morale: Fiat non si sente più sola e basta a se stessa ed è ben contenta di non essersi sposata con nessuno in passato, «perché nessuno ci avrebbe pagato quanto valiamo ora».

Touchè. Oggi Fiat vale circa 30 miliardi di dollari, il triplo di tre anni fa. E con il nuovo balzo di oggi (+2,14%) si è portata a un passo dalla soglia dei 20 euro, 5 in più di quelli che valeva solo due settimane fa, a fine 2017. La posizione di forza è cambiata, e potrebbe cambiare ancora se si realizzerà quanto previsto dagli analisti, che vedono ancora praterie. Ideali soprattutto per Jeep, vero fiore all’occhiello del gruppo (che ben si guarda dal vendere o scorporare).

Capitolo chiuso, dunque? Mai direi mai. E chissà mai che dopo averne parlato per anni senza che nulla sia accaduto, qualcosa non possa accadere proprio ora che si smetterà di parlarne.

Il tempo, d’altronde, gioca a favore.

Marchionne saluterà Fca l’anno prossimo: il piano in arrivo a giugno sarà l’ultimo, poi passerà il testimone (in corsa ci sono i delfini Palmer, Manley e Altavilla, ma non si escludono sorprese). Tuttavia al Lingotto (per il tempo che ci passa), il dottore resterà al piano di sopra, dove c’è la controllante Exor. E tutti scommettono che conserverà il suo posto in Ferrari. Dunque è molto molto presto per parlare della fine di un’epoca. E dei tentativi di rendere più efficiente e razionale l’industria dell’auto.