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Perché la nuova stretta della Bce non è solo un problema di Intesa, UniCredit, Mps e Confindustria

Il giorno in cui, per ragioni di sicurezza, un sindaco decidesse di emanare un regolamento con cui stabilisce che tutte le nuove abitazioni devono essere alte tre piani, con la facciata bianca e tante finestre, probabilmente tutti avrebbero da ridire. Non solo i diretti interessati, ma anche i cittadini di altri comuni, preoccupati del fatto che un domani qualche altro sindaco possa inventarne un’altra, incurante di sostituirsi alla legge, la Costituzione e chissà cos’altro.

Per questo stesso motivo, le nuove linee guida sulla gestione degli Npl pubblicate mercoledì (per ora in consultazione) dalla Bce sono un problema di tutti.

Non solo delle banche, le prime a lamentarsi, costrette dal 2018 a postare svalutazioni automatiche sui nuovi crediti in sofferenza. E neanche delle imprese, che ieri – come ha stigmatizzato Confindustria – si sono rese conto della inevitabile stretta sul credito che arriverà di conseguenza. Sono un problema di tutti perché la Bce, che è istituzione tecnica legittimata dalla politica (cioè dai governi) che ne nomina i rappresentanti, nei fatti è andata contro le linee date sull’argomento dalla politica stessa. Che in estate ha dedicato una riunione dell’Ecofin (organo che riunisce tutti i ministri delle Finanze Ue) proprio ai crediti deteriorati, da cui è emerso un documento di sintesi che va nella direzione opposta a quella della Bce.

Oggi è capitato per la Banca centrale europea sui crediti in sofferenza, domani magari potrebbe saltare fuori un altro organo tecnico che fa lo stesso su un altro tema, dopodomani chissà. Per un’Europa quotidianamente chiamata a rendere conto della sua efficienza democratica questo non va bene.

E prescinde anche dal merito della questione.

Chiedendo svalutazioni automatiche sui crediti in sofferenza, la Bce ha posto un principio che da un certo punto di vista può essere anche di buon senso: a fronte di un rischio potenziale, può essere buona norma coprirsi integralmente e per tempo. Ma la situazione del credito in Europa è troppo eterogenea per prestarsi a soluzioni uniche e improntate a un rigore così elevato da rendersi fuori misura.

Per questo i ministri delle Finanze hanno sposato un approccio più leggero e improntato alla complessità. Ma la Bce ha preferito fare di testa propria, predisponendo un documento formalmente non vincolante ma nei fatti sì (ogni banca che non lo rispetti dovrà fornire le dovute giustificazioni) e preannunciando nuovi interventi a inizio 2018.

Quanto basta a confondere i mercati, preoccupare i banchieri, agitare le imprese e suscitare qualche dubbio sulla correttezza – istituzionale – di questa mossa. E di tutte le altre iniziative analoghe, da qualunque parte possano arrivare.